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Le origini
Karmel, “il giardino del Signore”, così era indicato il promontorio del monte Carmelo in Palestina. Qui nove secoli prima di Cristo il profeta Elia difese la fede d’Israele sfidando i sacerdoti di Baal (1Re 18). Le sue grotte furono scelte da eremiti giunti dall’Europa al tempo delle crociate. Si può parlare di un vero e proprio ordine degli eremiti di Nostra Signora del monte Carmelo quando i monaci che seguivano l’esempio del profeta, ricevono una regola di vita dal patriarca latino di Gerusalemme, sant’Alberto.

La conquista di Gerusalemme per opera dei mussulmani spazza via la vita religiosa dal Carmelo, ma ormai nuove case carmelitane erano già nate in Europa; da Messina e Marsiglia fino in Inghilterra, dove ad Aylesford nel 1247 si svolse il primo capitolo generale dell’ordine sotto la guida di Simone Stock, colui che secondo la tradizione nel 1251 avrebbe ricevuto dalle mani della Madonna quello che è diventato il distintivo dei carmelitani: lo scapolare.

Dalla primitiva vita eremitica, l’Ordine passò a quella dei grandi ordini mendicanti (francescani, domenicani) continuando a sviluppare la spiccata vocazione contemplativa.

La riforma
Mentre il mondo cristiano era in preda all’onda d’urto del protestantesimo, i carmelitani conobbero una stagione gloriosa grazie alla vita di due religiosi:
Teresa d’Avila (1515-1582) e Giovanni della Croce (1542-1591). I due mistici spagnoli furono capaci di una profonda vita contemplativa. Superando incomprensioni, diedero origine alla grande riforma dell’ordine, da allora chiamato Carmelitani Scalzi, impegnato a vivere con maggiore fedeltà la regola, la clausura e la povertà delle origini.

L’età contemporanea
Le soppressioni degli ordini religiosi considerati “improduttivi” operate dal dispotismo illuminato in nome della sovranità dello Stato sulla Chiesa, le cruente esecuzioni della Rivoluzione francese testimoniate nei “Dialoghi delle carmelitane” di Bernanos, la cultura positivista e anticristiana sono indice di un’epoca difficile. Nonostante ciò la brevissima esistenza di
Teresa di Lisieux (1872-1897) testimonia una silenziosa ma vivace ripresa della vita religiosa. Non meraviglia dunque come, in piena contemporaneità, anche Edith Stein, filosofa passata dell’ebraismo al cattolicesimo ed entrata nel Carmelo con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce, costruisca sull’opera di san Giovanni della Croce il suo capolavoro, intitolato “Scientia crucis”: la dottrina mistica dei grandi maestri carmelitani risponde in pieno anche alle esigenze intellettuali poste dalla filosofia contemporanea. Ma non si tratta solo d’esigenze intellettuali: “A la tarde te examineran en el amor”, “Alla sera della vita sarai esaminato sull’amore”, scrive san Giovanni della Croce. Per Edith Stein quella sera fu il martirio d’Auschwith, dove scomparve; per mille altre sue consorelle la sera è una scomparsa ancora più anonima, nel silenzio e nella clausura di qualche monastero appartato, magari nel mezzo di una città indaffarata che spesso ne ignora perfino l’esistenza. Ma resta il fatto che ancora oggi prosegue la vita del Carmelo, con la sua testimonianza del valore della preghiera e del sacrificio, un valore che non conosce tramonto e che passa, sostanzialmente immutato, attraverso le vicende della storia.

Nel nostro secolo i carmelitani contano oltre 4000 religiosi (più di 500 case in Italia) e 11.000 monache.

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