Si può raccontare San Giovanni della Croce ai ragazzi di oggi? A prima vista sembrerebbe una sfida difficile. Un santo del Cinquecento, un grande mistico, un poeta, un uomo che ha scritto pagine profonde sulla vita spirituale… cosa può dire a un ragazzo di 10-13 anni?

La risposta l’abbiamo scoperta vivendo una settimana speciale: sì, Giovanni della Croce può parlare ancora ai giovani. Anzi, può diventare un vero compagno di viaggio. Perché prima di essere santo è stato un ragazzo. Un ragazzo con domande, sogni, difficoltà e scelte da fare. Un ragazzo che ha conosciuto la povertà, il lavoro, la fatica, ma soprattutto una domanda che può nascere nel cuore di ogni persona: “Signore, cosa vuoi da me?”

Un’estate nuova per il Seminario di Arenzano
Quest’anno il Seminario di Gesù Bambino di Arenzano ha iniziato l’estate vocazionale con una grande novità: il primo campus in montagna. Dal 14 al 21 giugno, nella nostra casa di Fedio, frazione di Demonte (CN), nella splendida Valle Stura, è nata la prima esperienza di “Seminario Experience”: una settimana pensata per far conoscere ai ragazzi più da vicino la vita del Seminario, dei seminaristi e il cammino di amicizia con Gesù. 15 ragazzi, insieme a 7 seminaristi e alcuni volontari, hanno vissuto giorni intensi di gioco, natura, preghiera, amicizia e scoperta.
Il tema scelto era: “In cordata con Giovanni” Perché una montagna non si sale da soli. Servono compagni di viaggio, serve fidarsi, serve imparare ad aiutarsi. E anche nella vita è così: per scoprire la propria strada abbiamo bisogno di qualcuno che cammini con noi.

Alla scoperta di un santo avventuroso
Durante la settimana i ragazzi hanno ascoltato la storia di Giovanni della Croce attraverso racconti, giochi e momenti di riflessione. Hanno conosciuto il ragazzo che studiava alla luce di una candela, il giovane che serviva i poveri e i malati, il frate che ha avuto il coraggio di scegliere una strada diversa da quella che tutti si aspettavano. Hanno scoperto la sua amicizia con Santa Teresa d’Avila, la nascita dei primi Carmelitani Scalzi, le sue difficoltà e la sua grande fiducia in Dio anche nei momenti più bui. Perché la storia di Giovanni non è la storia di un uomo perfetto. È la storia di un uomo che ha imparato passo dopo passo a seguire Gesù.

Una settimana vissuta, non solo raccontata
La montagna è stata una grande compagna di viaggio. Abbiamo iniziato con una camminata al colle della Faunera per entrare nello spirito dell’avventura e prendere confidenza con i sentieri. Poi sono arrivati i giorni più intensi: una caccia al tesoro tra le vie di Demonte, giochi di squadra, tornei, momenti di riflessione e tante occasioni per stare insieme. Il momento più atteso? La notte in tenda al lago di San Bernolfo. Dormire sotto le stelle, attorno al fuoco, lontani dalle comodità di tutti i giorni, ha permesso ai ragazzi di vivere qualcosa di semplice ma speciale: imparare che la felicità spesso nasce dalle cose più essenziali.

La vita del Seminario è fatta di cose semplici
Durante la settimana i ragazzi hanno potuto sperimentare anche aspetti molto concreti della vita in Seminario. Preparare gli ambienti, sistemare la casa, aiutarsi nei piccoli servizi quotidiani. Sono gesti semplici, ma proprio attraverso queste piccole responsabilità si impara a crescere. Anche i nostri seminaristi vivono ogni giorno questa dimensione: preghiera, studio, amicizia, sport, collaborazione e vita comunitaria. Il Seminario è una casa dove si cresce insieme, umanamente e spiritualmente.

Montagna, natura e incontri
Non sono mancate le uscite. Abbiamo visitato Vinadio, fatto il bagno al laghetto e alle terme naturali, siamo stati a Boves per conoscere la testimonianza dei nuovi beati martiri e abbiamo vissuto un pomeriggio speciale in una stalla di Demonte, entrando nella semplicità della vita di montagna. Ogni esperienza è diventata occasione per stare insieme e scoprire qualcosa di nuovo.

I seminaristi: compagni di cordata
Una delle cose più belle è stata vedere i nostri seminaristi vivere questa settimana con i ragazzi. Non come semplici animatori, ma come fratelli maggiori. Hanno giocato, riso, pregato, raccontato la loro esperienza e mostrato che la vocazione non è qualcosa di lontano. È una strada fatta di passi concreti. Di amicizie. Di domande. Di fiducia.

Una domanda rimane nel cuore
Alla fine della settimana Giovanni della Croce ha lasciato ai ragazzi una domanda importante: “Tu cosa rispondi a Dio che ti chiama?” Forse è proprio questo il dono più grande di un campus vocazionale. Non dare risposte già pronte, ma aiutare un ragazzo ad ascoltare il proprio cuore. Perché Dio continua ancora oggi a chiamare per nome. E il Seminario di Arenzano vuole essere una casa dove questa voce può essere ascoltata. Dopo questa prima esperienza in montagna, l’estate vocazionale continua con gli altri campus del Seminario: giorni di amicizia, gioco, natura e incontro con Gesù. La cordata è appena iniziata.




























0 commenti